La grande mostra sul Mediterraneo. Un tutt’uno di terra e mare. Da millenni tutto confluisce qui, complicando ma arricchendo la sua storia.

Dalla geologia ai miti mediterranei, dalla colonizzazione greca ai fenici, dal commercio alla globalizzazione dei giorni nostri. Civiltà e guerre. In una sola parola: TERRACQUEO, dal 16 settembre al 31 maggio a Palazzo Reale.

Non una mera esposizione ma un racconto, creato dalla Fondazione Federico II e dal Comitato scientifico multidisciplinare costituito per l’occasione, in collaborazione con il Dipartimento dei Beni Culturali e il Centro Regionale per il Restauro e con la sinergia tra enti museali e istituzionali siciliani e nazionali come la speciale collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Un prezioso e proficuo supporto, poi, anche dai Musei Capitolini dal Museo Etrusco di Volterra, dalla Soprintendenza del Mare, dal Museo Archeologico Salinas, dal Parco Archeologico Museo Lilibeo, dal Museo Pepoli, dal Museo Archeologico Paolo Orsi e dal Museo “G.G. Gemmellaro”.

Info e costi su http://www.terracqueo.it

Terracqueo è l’emozionante narrazione di un immenso patrimonio archeologico che racconta dell’incontro e dello scontro tra popoli che hanno solcato il Mediterraneo e abitato le sue terre. Attraverso 324 reperti e 8 sezioni, la Fondazione continua nel lavoro di ricerca dando vita a mostre originali non preconfezionate, che mirano a narrare il contesto socio culturale e catapultare il visitatore in un viaggio tra i secoli rendendolo parte attiva del percorso.

Atlante Farnese – altezza: cm. 191 – marmo/ scalpellatura/ levigatura
100 d.C. – 199 d.C., sec. II d.C.; 100 – 199

“Terracqueo per la Fondazione Federico II – spiega il presidente della Fondazione Federico II Gianfranco Miccichè – rappresenta molto di più di un momento artistico e culturale. Ancora una volta Palazzo Reale diventa il simbolo della coesistenza dei popoli del Mediterraneo. Nell’arte e nella bellezza si manifesta una pacifica convivenza tra popoli di diversa cultura e religione. Ogni reperto presente a Palazzo Reale per Terracqueo contribuisce a mostrare il Mediterraneo come la più grande fabbrica d’idee del mondo: dalla filosofia, all’arte, alle scienze, alla medicina, all’organizzazione politica, tutto concorre al raggiungimento di principi senza barriere e senza pregiudizi”.

“Il Mediterraneo – afferma Patrizia Monterosso, direttore generale della Fondazione Federico II – è un’area dove il mare e la terra si fondono come principio generatore di un sistema fatto di equilibri. Si potrebbe affermare che il Mediterraneo è esso stesso un’opera d’arte che noi abbiamo ribattezzato Terracqueo. Qui Occidente e Oriente si contaminano in modo alchemico: la pace oltre la guerra e la terra oltre il mare, tutto a rappresentare un comune denominatore. Le società del Mediterraneo entrarono spesso in conflitto tra loro, ma l’aspetto dicotomico tra guerra e pace paradossalmente rappresentò la scintilla per creare civiltà avanzate e raffinatissime. Una forte contaminazione, che ha preservato gli elementi vitali di ogni singola cultura. Contro le dottrine del totalitarismo, la mediterraneità è una filosofia del pensiero in grado di affermarsi come elemento propositivo verso la libertà. Terracqueo non vuole essere una mera esposizione di reperti, ma un racconto della vera anima del Mediterraneo, dalla storia geologica fino ai giorni nostri. Non a caso la Fondazione Federico II ha istituito un comitato scientifico multidisciplinare. Il risultato è che ogni reperto proveniente dal mare racconta la vita sulla terraferma e ogni reperto della terraferma narra le storie del mare”.

L’ultima sezione, intitolata “Il Mediterraneo. Oggi”, è una mostra nella mostra. Un viaggio lungo otto mesi in 17 Paesi ha dato vita ad un reportage firmato dal giornalista Carlo Vulpio e dalla fotografa Lucia Casamassima, che nell’allestimento di Terracqueo diventa un’istallazione immersiva in grado di rituffare il visitatore nel presente: non solo attraverso i suoi 46 mila chilometri di litorale, quello è solo l’affaccio sul mare, ma anche nel suo “spazio dilatato” (come lo chiama Maurice Aymard), cioè in quelle aree interne e distanti dalle rive mediterranee – in Africa e in Asia, ma anche nell’Europa balcanica – che vivono in diretta relazione con tutto ciò che avviene in questo luogo, definito “il più grande condominio del mondo”.