BREVE EXCURSUS SUL CRISTO RISORTO PORTACROCE GIUSTINIANI
La Fondazione Federico II inserisce nel palinsesto culturale del Palazzo Reale di Palermo il Cristo risorto portacroce Giustiniani di Michelangelo. Un omaggio dall’al- tissimo profilo scientifico per tutti i visitatori degli Appartamenti Reali, all’interno di un’area che conduce al Parlamento siciliano e che ci racconta l’importanza di Mi- chelangelo tramite il Cortile Maqueda, esempio chiaro della lezione rinascimentale del “Maestro” toscano.
Breve confronto tra Michelangelo e l’arte antica
Il confronto tra Michelangelo e l’arte antica è un tema ricorrente nella critica d’arte del XVI e XVII secolo. Michelangelo era già considerato uno tra gli artisti più grandi di tutti i tempi, anche se la sua arte era vista come evoluta e di maniera e dunque priva di naturalezza rispetto all’arte classica. Noto rimane l’aneddoto secondo cui Michelangelo si sarebbe rifiutato di restaurare l’Adone-Meleagro perché troppo di- verso dal suo ideale artistico di bellezza, parametro da utilizzare come dato rappre- sentativo del suo pensiero. La tradizione secondo cui Michelangelo avrebbe giudica- to le gambe dell’Ercole Farnese, restaurate da Guglielmo della Porta, migliori delle originali, anche se probabilmente apocrifa, riflette la percezione di un’epoca che vedeva in Michelangelo un artista capace di emulare e persino superare l’arte antica.
La “grazia” nell’arte secondo la teoria di Vincenzo Giustiniani
Vincenzo Giustiniani, un collezionista d’arte e critico del XVII secolo, aveva una te- oria interessante sulla “grazia” nell’arte. Secondo lui, la grazia era una qualità che non poteva essere raggiunta solo attraverso la tecnica e la conoscenza dell’arte, ma richiedeva anche una certa naturalezza e spontaneità. Nel suo confronto tra il Cristo di Michelangelo e l’Adone-Meleagro, Giustiniani sostiene che il Cristo, no- nostante la sua bellezza e perfezione, manca di quella grazia e quella naturalezza che caratterizzano l’arte antica. Questa teoria sulla grazia sarà influente nella critica d’arte del XVII secolo.
Sintesi storica del Cristo Giustiniani
Il Cristo Giustiniani è una statua in marmo di Carrara rappresentante Cristo risor- to con la croce, realizzata da Michelangelo tra il 1514 e il 1516 su commissione di Metello Vari per la Basilica di Santa Maria sopra Minerva a Roma. Tuttavia, a causa di una venatura nera sul volto del Cristo, Michelangelo abbandonò l’opera, considerandola incompleta e soprattutto non più idonea rispetto ai canoni della committenza.
La scoperta e l’attribuzione
La statua fu riscoperta nel 1997 da Silvia Danesi Squarzina e Irene Baldriga, studio- se dell’Università La Sapienza di Roma, che ne attribuirono la paternità a Michelan- gelo. L’attribuzione è stata confermata da successivi studi e analisi.
Le vicende della statua
Dopo essere stata abbandonata da Michelangelo, si dice che la statua venne ul- timata da uno scultore anonimo nel XVII secolo, che aggiunse un perizoma per coprire la nudità del Cristo. Nel 1644, la statua fu trasferita nell’allora Chiesa di San Vincenzo Martire a Bassano Romano (oggi Santuario del Volto Santo), dove rimase fino al 2001, quando fu esposta a Roma per la mostra “Caravaggio e i Giustiniani. Toccar con mano una collezione del Seicento”.
L’importanza artistica e culturale
Il Cristo Giustiniani è considerato uno dei capolavori della scultura rinascimentale e rappresenta un importante esempio dell’arte di Michelangelo. La sua storia e la sua attribuzione hanno generato un grande interesse tra gli studiosi e il pubblico.
Giovan Battista Scaduto
Fondazione Federico II
