La bellezza come creazione e utopia

La bellezza salverà il mondo o dovrà salvarsi dal mondo? A chiederselo è il professore di filosofia estetica Stefano Zecchi che ieri pomeriggio è stato ospite dell’incontro all’Oratorio di Sant’Elena e Costantino dal titolo “Il mondo salverà la bellezza”, nell’ambito della manifestazione “Palermo delle donne”. Ad introdurre il dibattito è stata Patrizia Monterosso, direttore generale della Fondazione Federico II e con lei ha partecipato anche Patrizia Di Dio, presidente di Confcommercio Palermo e di Terziario Donna. Un intellettuale eretico in un mondo omologato come Stefano Zecchi afferma giustamente che l’arte è un racconto che appaga gli uomini e che per questo va adeguatamente illuminata. “L’uomo – ha detto Zecchi – potrebbe fare a meno della scienza ma non della bellezza, perché lo affranca dal nichilismo. La bellezza è creazione, è utopia, mai distruttiva. L’uomo ha lasciato il suo segno con la bellezza, con la forza della costruzione e dell’immaginazione”. Parafrasando e ribaltando la famosissima ed abusata frase che Fëdor Dostoevskij mette in bocca al principe Myskin ne “L’idiota”, in Sicilia possiamo dire che “La bellezza salverà il mondo solo se il mondo salverà la bellezza”. Ed alle nostre latitudini per mondo si intende, ovviamente, l’umanità. Che della bellezza oggi sembra non sapere che farsene. Perché la bellezza è immolata, quotidianamente, sull’altare della necessità economica. L’uomo crede cioè di poter fare a meno della bellezza. Crede di poterla sacrificare ai suoi scopi prosaici e profani (perché non dimentichiamo che la bellezza sta tutta nella sfera del sacro).

“Il bello – ha continuato Zecchi – diventa problematico, cosa che non era mai accaduto. Non si parla più di verità ma di validità. L’aspetto tragico di una bellezza che scivola via dalla creazione artistica. Il dramma dell’assenza di un senso che trasmette appartenenza. Oggi, finalmente, si cominciano ad avvertire delle crepe, si inverte la tendenza, si torna alla qualità sulla quantità e l’economicità. Ma la vera scommessa non è la salvaguardia del passato e di cose che, a volte, non meriterebbero nemmeno di essere salvate; la sfida è costruire una bellezza vivente”.

La fondazione Federico II ha fatto della bellezza la sua “mission”, come ha spiegato Patrizia Monterosso: “Questo luogo dove ci troviamo oggi è rimasto chiuso 12 anni; qui i sovrani venivano ad adorare la Madonna, eppure per apatia questa bellezza restava chiusa. Abbiamo aperto l’ingresso a Palazzo dei Normanni da piazza del Parlamento, una scelta che non è soltanto architettonica, ma simbolica: il palazzo che si apre alla città e ne diventa centro propulsore. Se la bellezza aiuta il mondo ad essere un luogo migliore, non meno ardua è la sfida di salvare la bellezza dal mondo che la attenta”.

La bellezza può anche muovere l’economia, ne è convinta Patrizia Di Dio. “L’economia della bellezza – ha detto il presidente di Confcommercio Palermo – evoca il nostro Paese conosciuto come il Belpaese. Si lega anche ad un nuovo umanesimo, alla kalokagathia di greca memoria, per cui non può esserci buono senza bello e viceversa. L’Italia è una super potenza culturale. Il vero transito rivoluzionario è passare dalla paura alla ricerca della felicità, un percorso tutt’altro che indolore, ma che può portare ad un modello di sviluppo centrato sulla bellezza declinata in ogni suo aspetto. Vogliamo che la nostra città, schiacciata sul presente possa aprirsi al futuro e liberarsi da decenni di oscurantismo mafioso e di anime torve che hanno sommerso la bellezza con la violenza e il sangue”.